Avevo poco più di 20 anni quando la incontrai la prima volta, aveva l'aspetto di una signora distinta, alta con capelli di un nero corvino,lisci e lunghi, avvolta in un cappotto nero con il collo così largo che lo usava per coprirsi il capo fino ad abbassarlo sullo sguardo altezzoso che alzò su di me. Aveva l'espressione di un impiegata delle poste annoiata che timbra il cartellino ogni santo giorno per fare un lavoro che odia ma che esegue alla perfezione. Io, senza mai averla vista prima capì subito di chi si trattava. Probabilmente a suggerirmelo era il sangue gelato nelle mie vene oppure il brivido lungo la schiena per non parlare del volto delle persone più care e significative della mia vita che sfilarono davanti ai miei occhi alla velocità della luce.
Passato il momento di terrore la mente riprese il sopravvento per rifiutare con forza quello che sarebbe stato il mio triste destino. La guardai fissa in volto e urlai "NO!!!" Lei rimase immobile per qualche secondo che mi sembrarono secoli, aspettando che l'eco della mia voce svanisse nel vento. Lentamente le sue lunghe dita affusolate con le unghie dipinte di un rosso acceso che ricordasse volutamente il sangue vivo, afferrarono il cappuccio del mantello che con un gesto plateale fece scivolare all'indietro sulle spalle scoprendo l'intero viso e quello sguardo capace di pietrificare perfino la più dura delle roccie . "E perché no?" Rispose con un tono sarcastico. Sul momento non so bene il perché ma l'immagine di un gatto che gioca con il topo prima di divorarlo mi attraversò la mente.
Era chiaro, lei era qui per portarmi via ed ero spacciata, voleva soltanto mettere un po' di brio nel lavoro noioso e di routine che le toccava eseguire chissà quante volte al giorno. Così decisi di tentare la sorte, di sicuro non le avrei reso la mia dipartita tanto facile. " non è giusto" risposi Piegò la testa all'indietro spalancando la bocca in una grassa risata. "Ti sembra un motivo valido?" "Certo, sono giovane e sto lottando contro l'oscurantismo degli uomini, per dare voce a tante donne che rischiano di essere sottomesse e sfruttate" risposi con veemenza. "Questo paese, il mio paese, l'Algeria deve prendere coscienza di sé e allontanare questi fanatici dell'islam che finiranno per annientarlo insieme al suo popolo, io non voglio vivere segregata, voglio studiare, voglio essere libera di fare le mie scelte...!!!! " "Bla bla bla..." M'interruppe "Come sei noiosa, mi sto addormentando con i tuoi sproloqui" mi disse sbadigliando in modo plateale. "Sai quante volte ho sentito la stessa storia? E poi dici che non è giusto? Giusto per chi? Per te? E chi ti dice che il tuo parere conta? Ti dirò una cosa che forse non hai presente. Non interessa a nessuno cosa stai dicendo. Io ti porterò via e si, ti piangeranno i tuoi parenti e amici ma poi farai parte dell'ennesima lista di caduti in questa lotta cieca di potere politico ed economico che solo il popolo sta pagando con la vita, la sofferenza e il sacrificio. Sei proprio un'illusa e hai la prepotenza e l'arroganza di quelli della tua età. Vi sentite così forti da spaccare tutto, siete talmente pieni di voi stessi che non avete più posto per ascoltare chi ci è già passato, la storia del nostro passato insegna la saggezza di evitare le trappole del presente e la possibilità di progettare un futuro più consapevole ma no, il genere umano è sempre deciso a sperimentare ancora e ancora gli errori commessi dagli antenati e voi giovani ne siete l'esempio palese." L'ascoltavo paralizzata dalla sua voce bassa, quasi un sussurro fra i denti, sentivo in lei una stanchezza interna mescolata ad una rabbia ancestrale che mai nell'immaginazione più vivida avrei potuto attribuire a colei che tutti temevano ma che non temeva nulla figuriamoci tali emozioni più che umane. Era così, l'impiegata delle poste era esausta e frustrata, troppi straordinari in questi tempi lugubri in cui sui quotidiani gli articoli lasciavano tutto lo spazio ai necrologi. "Senti" mi disse sospirando "a conti fatti la tua anima non vale molto", anzi l'hai riempita di superficialità, di pazzia giovanile di collera e frustrazione. Ne ho fin troppo di quelle nella mia bisaccia" disse picchiettando la mano sulla borsa nera e gonfia che portava a tracolla "quindi voglio fare un patto con te" Tremando ancora dalla paura non fui capace di emettere un suono. Mentre aspettavo la sua proposta lei prese tempo accendendo una sigaretta che nel frattempo aveva preso dalla sua borsa. Aspirò lentamente chiudendo gli occhi come per assaporare forse l'unico piacere concessole. Li riaprì mentre il fumo usciva dalla bocca e dal naso. " tremi carcassa eh?" Mi disse, gongolando del proprio potere. "Ora devi aprire bene le orecchie quindi smettila. Se hai paura ti focalizzerai soltanto su di essa e non su quello che ti dirò. Lo hai capito che oggi è il tuo giorno fortunato? Non ti porterò con me altrimenti lo avrei già fatto. È vero sono esausta ma ho da fare e non ho tempo da perdere quindi ascoltami attentamente. Tornerò a prenderti. Non so ancora quando o piuttosto sì, lo so bene ma non te lo dirò. Ti lascio andare ma ad una condizione Tu dovrai vivere ogni giorno dando un valore ad ogni momento come se fosse l'ultimo su questa terra e questo valore acquisito lo dovrai a sua volta trasmetterlo a più persone possibili. Dovrai imparare ad essere felice, si, imparare perché la felicità non è innata, occorre andare a cercarla e non fuori chissà dove ma dentro di noi, dovrai trasformare la tua arroganza in umiltà, la tua prepotenza in pazienza e accorgerti della bellezza delle cose che ti circondano per non darle mai per scontate. Quando sarai felice davvero lo sentirai nel più profondo di te sarà come respirare di nuovo, venire al mondo un altra volta e allora dovrai mostrare a tante persone come si trova questa felicità. Hai capito testa di rapa? Ci sei ? Mi ascolti perché non ripeterò 2 volte il discorso. Sarai talmente felice che girandoti indietro e guardando il tuo cammino penserai - ok, avrei voluto fare ancora tante cose ma va bene così, sono pronta - e lo troverai giusto e quando mi vedrai voglio vederti sorridere. Per me sarà missione compiuta perché da te, prenderò un anima gonfia di gratitudine, di amore, di saggezza e serenità per il compito svolto. A sua volta questa anima verrà regalata ad una vita che dovrà iniziare con la speranza che possa irradiare di luce questo mondo grigio che l'umanità si sta lasciando alle spalle" Di tratto si lasciò cadere sulla poltrona dietro di sé come se quel discorso impegnativo gli avesse risucchiata il poco di linfa che le fosse rimasta in corpo ammettendo che la signora Morte ne fosse mai stata provvista. Alzò la testa per guardarmi quasi con imbarazzo per aver forse oltrepassato i limiti concessi dal suo contratto di lavoro e mi disse " ci stai vero?". La scambiai per una domanda retorica anche se feci un accenno con il capo. Certo che ci stavo. Non capii mezza parola di quello che mi aveva detto e soprattutto non sapevo da dove cominciare. Cosa intendeva per vivere con valore ? Come avrei imparato a trovare la felicità? Tante domande mi assillavano la mente ma mi guardai bene da dirglielo per timore di provocarle una reazione che le avrebbe fatto cambiare idea sul momento del mio trapasso. Persa nei miei pensieri non mi accorse che lei era sparita. Mi guardai intorno per essere sicura di essere sola. Di colpo mi raddrizzai sul divano e mi guardai intorno. Le parole della grande signora in nero mi risuonavano ancora nelle orecchie. Era stato un sogno? Oppure era stata davvero qui? E ora? Cosa avrei fatto? Avevo appena fatto un patto con la morte e non avevo idea di come onorarlo ma prima o poi lo avrei scoperto. Intanto la prima cosa che dovevo a me stessa era fare di tutto per rimanere viva altrimenti quella sarebbe tornata e questa volta non avrei avuto scampo.

